Letture rozze: Weird Tales of Conan di Robert E. Howard

Spade. Armature. Mostri. Guerre! Ammazzamenti! Belle donne! SANGUE! SPADE! TETTE! SANGUE! MOSTRI! TETTE!

Scusate, a volte mi lascio trasporTETTE!

Scusate. Dicevamo: Conan il barbaro è un personaggio tranquillo e posato uscito dalla penna di Robert Howard circa nel 1932. Il buon vecchio Howard scrisse diciassette racconti sia brevi sia lunghi su questo nerboruto signore e li pubblicò tutti su Weird Tales (che, guarda un po’, è la stessa rivista dove pubblicò i suoi racconti Lovecraft). Ma chi è Conan e dove si svolgono le sue avventure?

Essere tranquilli e posati

Conan, come ben mostra la famosa interpretazione del buon vecchio Schwarzy, è una specie di macchina da guerra su due gambe. Le descrizioni che Howard ci dà del suo personaggio lasciano tutte traspirare un sottile e alquanto simpatico omoerotismo: Conan è alto, col torace bello ampio e due braccia che paiono due tronchi di quercia; ha una folta criniera nera e due occhi azzurri magnetici e, cosa più importante di tutte, di solito va in giro in perizoma. È forte come un toro, si, ma (Howard ce lo ripete spesso) è anche agile e silenzioso come una pantera. È un barbaro, nato e cresciuto tra i barbari e poi spinto dalla sete di avventure a girare per il cosiddetto mondo civilizzato. Conan nella sua lunga carriera sarà un po’ di tutto: ladro, mercenario, guardia del corpo, comandante delle truppe, portapizze, pirata, esploratore e infine, magari, anche re. Ma dove si svolgono le sue avventure?

Il mondo durante l’Era Hyboriana

Il mondo di Conan è una specie di mondo primitivo pseudo-storico: siamo sulla nostra terra circa nel 10000 a.C. e il mondo è diviso in una serie di regni più o meno vasti e più o meno civilizzati. L’Era Hyboriana è una specie di paradiso terrestre dove tutti gli uomini sono forti, tutte le donne sono bellissime e dove i problemi si risolvono con un secco colpo di spada: il mondo perfetto per il nostro barbaro eroe! E infatti la barbarie di Conan si scontrerà spesso con la cosiddetta civiltà e ne uscirà sempre vincitore: uno degli elementi più ricorrenti nei racconti di Howard è quello della antica civiltà arrivata così in alto sul gradino della civilizzazione da essere diventata inevitabilmente corrotta e decadente, con i suoi abitanti spesso completamente persi nei loro sogni d’oppio o dediti ad atti inumani come il cannibalismo. Altrettanto ricorrenti sono quei personaggi viscidi e scorretti che Howard pone spesso nelle corti dei re – o tra i re stessi. Conan invece ci viene spesso dipinto come l’essere umano ancora incorrotto e puro: non ha pietà per i suoi nemici, certo, ma non tradisce mai, mantiene sempre la parola presa e non si lascia mai corrompere. Nella lotta tra civiltà e barbarie possiamo bene immaginare da che parte stesse Howard.

Non le fanno più delle riviste del genere

In breve: i racconti di Howard sono ben scritti e molto intriganti; sono inoltre molto vari, dato che le ampie peregrinazioni di Conan permettono di mettere in scena molte diverse ambientazioni: deserti, giungle, mari, città antiche e enormi palazzi. È impossibile non provare simpatia per il nostro gigante in perizoma, soprattutto quando lo ritroviamo invischiato a combattere contro i peggiori esponenti del genere umano che Howard gli lancia contro.

Una citazione a caso:

«Civilized men are more discourteous than savages because they know they can be impolite without having their skulls split, as a general thing.»

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