Letture rozze: Notre-Dame de Paris di Victor Hugo

Io l’originale Notre-Dame di Parigi non l’avevo mai letto. Come chiunque sia stato bimbo ho visto la versione Disney, certo, ma non essendo uno dei miei cartoni preferiti (anzi, quasi non me lo ricordo) non m’era mai scattata la voglia di cercarne la fonte ispiratrice. Di Victor Hugo poi non avevo mai letto nulla; anzi, nella mia mente questo scrittore era infilato (non chiedetemi perché) nella categoria “Gente noiosa di cui non vale la pena leggere nulla”.

Poi, qualche tempo fa, qualcuno mi fece vedere l’omonimo musical di Riccardo Cocciante. Oh, mi salì una scimmia tale che mi lanciai nello scaricamento selvaggio del cd e mi misi ad ascoltarlo sistematicamente, giorno dopo giorno, canzone dopo canzone, finché adesso non lo so tutto a memoria. Solo la prima parte, in realtà, la seconda l’ho ascoltata pochino; ma questo è un mio problema coi cd troppo lunghi.

Oltre a catalizzare i miei ascolti musicali per i due-tre mesi successivi alla sua visione, Notre-Dame de Paris (il musical, non il libro) mi fece scattare la famosa scintilla e mi spinse a scavare nella vasta libreria di casa alla ricerca di Notre-Dame de Paris (il libro, non il musical). Lo trovossi e mi fiondossi alla lettura, cercando di tenere bene a mente che difficilmente il libro avrebbe retto il confronto con il musical e che le due opere andavano considerate, appunto, come due opere ben distinte. Mai scelta si rivelò più felice! L’opera di Victor Hugo è veramente un libro gustoso, mai noioso e popolato da una manciata di personaggi veramente memorabili.

Notre-Dame de Paris. La cattedrale, non il libro.

Il personaggio centrale di tutta la vicenda è la piccola Esmeralda, giovane zingara 16enne innocente et pura che vive per strada esibendosi come ballerina ambulante. Attorno a lei ruotano, ognuno per i suoi motivi, quattro spessissimi personaggi: Gringoire, poeta squattrinato, sempre in bilico tra i nobili pensieri dell’arte e il bisogno molto concreto di mettere qualcosa sotto i denti; Febo, vacuo capitano degli arcieri del re, tanto bello quanto inconsistente (spoiler: è l’unico che scopa); Quasimodo, sordo, zoppo e gobbuto campanaro di Notre-Dame, il cui unico contatto col mondo umano è il padre adottivo Frollo; e Frollo, arcidiacono di Notre-Dame, ombroso e ambiguo uomo di scienza e di fede. Tutto ha inizio quando Esmeralda si innamora di Febo, ma soprattutto quando Frollo, uomo tutto d’un pezzo, inizia ad accorgersi delle danze della giovane zingara, e di quella gonna che gira, rigira e si solleva…

Il mio personaggio preferito di tutto il libro è senza dubbio Frollo. La passione che si impadronisce di lui e che pian pianino lo divora è terribile a leggersi ed è una vera perversione di ciò che dovrebbe essere l’amore: se Quasimodo non può avere Esmeralda e allora fa di tutto per renderla felice, Frollo decide invece di distruggerla con tutte le sue forze. Hugo fa vivere questo personaggio e il suo dramma interiore con una tale forza che è difficile non arrivare a provarne un po’ pena, nonostante la crudeltà delle sue azioni. Il colpo di genio finale è descrivere le terribili passioni di Frollo più tramite la mimica facciale e corporea che tramite i dialoghi: così, la faccia dell’arcidiacono diventa una vera e propria maschera del suo animo.

King Diamond che interpreta il ruolo di Frollo nel musical di Cocciante

L’arcidiacono non è l’unico personaggio degno di menzione; anche Gringoire meriterebbe un attimo di descrizione. Il poetucolo è un ottimo pretesto per stemperare il tono del romanzo, che altrimenti sarebbe veramente tragico. Basti pensare alla scena in cui Frollo cerca di convincerlo a farsi catturare al posto di EsmeraldaGringoire è già lì che pensa al nobil gesto di dare la vita per salvare una donzella, al fatto che la vita alla fin fine non è altro che sofferenza e che una fine rapida le è di gran lunga preferibile, perso nei suoi pensieri è già pronto ad accettare… se non che si ricorda che per salvare la donzella dovrebbe, appunto, morire lui. «Allora ci stai?» «Eh? No no! Ci tengo alla vita, io!»

Altre mille cose meriterebbero una menzione: la descrizione della Corte dei miracoli, l’assalto notturno alla cattedrale di Notre-Dame, la terribile notte al Val d’amore… Ma questo vorrebbe dire rovinarvi il piacere della lettura, nonché allungare decisamente troppo questo post.

In breve: il libro di Victor Hugo è uno dei romanzi più goduriosi che abbia mai letto. C’è dentro tanta di quella roba che a volerne fare una recensione completa si occuperebbero mille pagine e probabilmente non si avrebbe scritto ancora abbastanza. Hugo ha una forza narrativa talmente coinvolgente che i personaggi e le situazioni descritte sembrano veramente vivi. E questo non mi capita spesso di dirlo.

Una citazione a caso:

«A un tratto, al di sopra della testa di Febo ella vide un’altra testa, una faccia livida, verde, convulsa, con uno sguardo da dannato. Presso quella faccia, c’era una mano che stringeva un pugnale. Erano la faccia e la mano del prete.»

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