Letture rozze: Come stanno le cose di Piergiorgio Odifreddi

Breve citazione a mo’ di introduzione: Se non potete parlare bene di una persona (o di una cosa), non parlatene.

Premessa: io sto scrivendo in questi mesi la mia tesi di laurea per la triennale in Filosofia; la sto scrivendo sul De rerum natura di Lucrezio, un’opera che a mio parere è una delle più affascinanti di tutta la letteratura latina. Qualche settimana fa ho chiamato il mio prof per aggiornarlo sulla situazione e capire se sarei mai riuscito a laurearmi in ottobre. Prima di metter giù mi fa «Ah, è uscito in questi giorni un’opera di Odifreddi sul De rerum; non l’ho ancora letta quindi non so come sia, lei provi a buttarci un occhio che magari le dà qualche spunto.» Benéssum, penso, un altro libro da leggere in tempo breve. Controllo in biblioteca: è uscito da troppo poco ed è ancora in acquisizione. Benéssum, penso, altri soldi da spendere. Vado sul sito della Feltrinelli e controllo quanto costa. Costa 20€. Benéssum, penso, *censura*. Vabbeh. COMPRO il libro completamente a scatola chiusa, senza neanche sapere se sia un saggio o cosa. E via con la lettura.

Come stanno le cose di Piergiorgio Odifreddi è metà una traduzione in prosa del De rerum natura e metà schede monopagina di approfondimento scientifico su alcuni pezzi dell’opera. Lo scopo dell’opera è dichiarato nell’introduzione: riproporre il poema di Lucrezio corredandolo di «un piccolo apparato di note che ne evidenzi le formidabili intuizioni scientifiche», cercando di «mostrare come nel De rerum natura si possano trovare innumerevoli assonanze con idee scientifiche moderne, quando non vere e proprie anticipazioni.» Sulla traduzione non mi posso esprimere perché non l’ho proprio letta (capitemi, causa tesi avrò letto il De rerum una decina di volte dall’alto al basso e viceversa e l’idea di leggermelo un’altra volta era allettante quanto l’idea di farmi sparare nei ginocchi); la scelta di affidare il commento al testo a delle semplici schede monopagina m’aveva lasciato un po’ così già a prima vista: quanto può essere approfondita una scheda di una pagina sola? Fosse solo quello il problema: il problema è che il libro di Odifreddi è un libro sbagliato dal punto di vista del metodo, inutile dal punto di vista della divulgazione scientifica, inutile dal punto di vista della crescita intellettuale di una persona e, inoltre, permeato di una profonda disonestà intellettuale.

Insomma t’è piaciuto!

Mi tolgo dai piedi i primi due aggettivi perché, in fondo, sono la cosa di cui mi importa meno parlare.

Il libro è, secondo me, sbagliato dal punto di vista del metodo. L’idea di Odifreddi è quella di far notare come nel De rerum natura siano riscontrabili una miriade di teorie scientifiche che anticipano la scienza moderna e contemporanea in molti dei suoi ambiti, dalla fisica alla chimica alla biologia all’astronomia. Ora, una impostazione del genere mi sembra utile, con le dovute proporzioni, come il cercare di far risaltare in Guido d’Arezzo l’anticipatore di Fabri Fibra. È chiaro che gli scienziati moderni hanno pescato a piene mani dal De rerum natura (e non solo da lì) e di sicuro molte delle teorie cantate da Lucrezio sono state poi fonte di ispirazione per le teorie moderne, ma vedere nell’atomismo di Lucrezio un’anticipazione del moderno atomismo è quantomeno straniante, dato che gli atomi di Lucrezio non sono altro che dei minuscoli corpi indivisibili e eterni che procederebbero infinitamente nel loro moto verticale se ad un certo punto non avvenisse una declinazione completamente casuale che li faccia deviare dal moto e quindi scontrare tra di loro fino a causare la loro aggregazione. Vedere in esso poi l’anticipatore della quantizzazione dello spazio solo perché il poeta latino aveva supposto un limite nella suddivisione della materia è, mi pare, da lacrime agli occhi. Una impostazione molto più ragionevole a proposito delle posizioni scientifiche di Lucrezio mi pare essere quella di Albert Einstein, espressa nella prefazione di un edizione tedesca del De rerum e riportata peraltro da Odifreddi nella sua introduzione:

Vediamo come immagina il mondo un uomo dotato di autonomia di giudizio, portato per la speculazione scientifica, provvisto di immaginazione e intelligenza fervide, ma che non ha la minima idea neppure delle nozioni di fisica che si insegnano ai bambini.

Unito a ciò, questo libro mi sembra anche piuttosto inutile dal punto di vista divulgativo. Per carità, Odifreddi nelle sue schede parla di tutto, dagli esperimenti di Torricelli alla tavola periodica degli elementi, dalle teorie riduzioniste al puntinismo pittorico, dall’astronomia alla letteratura alla pittura alla musica. Parla effettivamente di troppo, in una interessantissima dimostrazione di onniscientismo che però alla fine serve a poco o a niente: la scelta di dedicare una sola pagina (e a volte anche metà) ad ogni argomento fa infatti si che la trattazione sia a livello di un qualsiasi Bignami e quindi superflua per chi abbia anche solo un’infarinatura dell’argomento e inutile se non a livello nozionistico per chi invece ne sia a digiuno. Sarebbe stato probabilmente meglio se Odifreddi si fosse concentrato solo su alcuni argomenti (chessò, atomismo, astronomia, evoluzionismo) e avesse cercato di dimostrare come le tesi di Lucrezio siano anticipazioni delle moderne concezioni scientifiche. In questo modo, anche se l’impostazione mi sembra comunque sbagliata, il libro avrebbe pure avuto un senso. Così invece non serve proprio a nulla, se non eventualmente a dare al lettore l’impressione di aver capito qualcosa degli argomenti trattati.

Ma i difetti peggiori del libro sono l’inutilità dal punto di vista della crescita intellettuale e la disonestà intellettuale che lo permea da capo a piedi. Ora, premessa: Odifreddi è ateo. Bene. Neanche io, per inciso, credo all’esistenza di una qualche divinità che regoli l’esistenza dell’uomo. Il problema di questo libro però è che l’autore ci sbatte continuamente in faccia questa sua scelta di vita; sembra anzi quasi che la scrittura di questo libro sia stata per Odifreddi solo un pretesto per potersi vantare del suo ateismo e della sua presunta superiorità rispetto a chi invece crede in una divinità. Per questo dico che questo libro non aiuta a crescere intellettualmente: perché dopo la lettura se sei un credente di certo non metterai in dubbio le tue posizioni, e se sei un ateo tuttalpiù darai una stretta di mano virtuale a Odifreddi complimentandoti della sua/tua superiore intelligenza. Serve a questo un libro?

Sopra: fortuna che c'è gente accorta come Odifreddi

Sopra: fortuna che c’è gente accorta come Odifreddi

Il punto secondo me è molto semplice: sei ateo? Hai fatto una scelta di vita? E allora perché mai dovresti vantarti di questa scelta? Perché mai dovresti ritenerti superiore a chi ha fatto una scelta diversa? E inoltre, che differenza c’è a credere in un dio e a credere in un non-dio? Che differenza c’è tra un credente estremista e un ateo estremista? A mio parere nessuna: sono entrambi chiusi nella loro sicurezza e, quindi, entrambi ridicoli.

Sopra: fortuna che c'è gente come Odifreddi che ha superato tutto il guado

Sopra: fortuna che c’è gente come Odifreddi che ha superato tutto il guado

E un’aggravante a tutto ciò sta nel fatto che nella sua battaglia contro la religione Odifreddi dimostra una terribile disonestà intellettuale. Voglio dire, stai criticando qualcosa? Vuoi cercare di smontare tesi opposte alle tue? Ma allora almeno informati bene su quelle tesi, ragazzo mio, altrimenti a chi è anche solo un minimo competente in materia farai solo scappare da ridere. Certo, se il tuo fine è invece semplicemente ringalluzzire chi sta già dalla tua parte allora non avrai bisogno di impegnarti granché. Il mio sospetto è infatti che Odifreddi abbia coscienziosamente evitato di portare le sue critiche al giusto livello di profondità, perché altrimenti avrebbe dovuto impegolarsi in argomentazioni francamente poco interessanti a chi invece vuole soltanto sentirsi appoggiato nelle sue scelte. Il libro sembra insomma un gigantesco high five a chi condivide il pensiero dell’autore. Ripeto, serve a questo un libro?

Ad un certo punto, ad esempio, Odifreddi affronta il problema del male. Il problema è molto semplice e, al tempo stesso, molto ficcante: se il mondo è stato creato da Dio, perché allora esiste il male? Ora, se andate in una qualsiasi parrocchia e ponete questo quesito ad un qualsiasi parrocchiano, molto probabilmente vi sentirete rispondere che Dio ha creato la terra e l’uomo, si, ma ha anche lasciato all’uomo la libertà di scegliere il bene o il male. È il libero arbitrio la risposta cattolica al problema del male. Ora, noi possiamo discutere se questa sia una buona risposta oppure no, ma se affrontiamo questo problema sarebbe almeno carino citarla, no? E ripeto, non è una risposta da laureato in teologia: è la risposta da catechismo-base al perché Gesù non sia semplicemente apparso sulla terra urlando a tutti EHIIII GUARDATEMI SONO DIO! Secondo voi Odifreddi la cita?

Sopra: il problema del male

Sopra: secondo voi?

Altro esempio: ad un certo punto Odifreddi, seguendo Lucrezio, parla del passaggio dell’umanità dallo stato brado alla civiltà, affermando che secondo il poeta romano questo passaggio si basa sul patto non far del male agli altri affinché gli altri non ne facciano a te. Odifreddi afferma che tale regola era già stata enunciata da Confucio e che verrà poi ripresa da Hobbes nel Leviatano. Tutto molto giusto, se non fosse che Odifreddi si dimentica stranamente che questa regola è anche il principio più importante della predicazione di Gesù e, effettivamente, il fulcro della etica cristiana: «Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Marco 12, 31), oppure «Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Luca 6, 31). Tanto più che il precetto cristiano è un precetto d’azione, non di stasi: non basta non fare il male, bisogna fare il bene. Ma, stranamente, Odifreddi tutto ciò non lo menziona neppure. Fingeremo stupore.

Sopra: dimenticanze appropriate

Sopra: fingeremo stupore

Ci sarebbero altri esempi da citare, ma la smetto qui che altrimenti sto post non finisce più. Aggiungo soltanto che questo libro non è neanche un buon inizio per avvicinarsi a Lucrezio, proprio perché l’opera del poeta romano sembra qui più un pretesto per parlare di altro che non il fulcro dell’attenzione.

In breve: un libro che più che un libro è una Caporetto. Seriamente, leggetelo soltanto se la pensate come l’autore e avete voglia di sentirvi rassicurati sulle vostre scelte di vita. A me, che non credo in Dio da molti anni, è riuscito nell’impresa di farmi sperare che esista un dio solo per poterlo sbattere in faccia a gente come Odifreddi.

Una citazione a caso:

È intellettualmente e culturalmente scandaloso che l’infantile e sbrigativa mitologia del Genesi, che inizia con «lo spirito di Dio che aleggiava sulle acque», non sia stata gettata nel cestino dei rifiuti della storia, e rimpiazzata dalla matura e dettagliata descrizione delle origini fornita da Lucrezio.

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11 thoughts on “Letture rozze: Come stanno le cose di Piergiorgio Odifreddi

  1. premessa: il mio libro non è rivolto ai laureandi di filosofia, ma agli studenti che lucrezio a scuola non lo leggono, e che dunque non se ne innamorano, come lamentava primo levi (citato nella prima pagina del libro, a questo proposito). e infatti è dedicato ai professori delle superiori, e non agli studenti dell’università.

    dire che una lettura di un libro sia “sbagliata”, in assoluto, è una strana affermazione. forse lei voleva dire che è “diversa” da quella che ne avrebbe dato lei, e che nessuno le impedisce di scrivere. ma questo non significa che la sua lettura debba essere l’unica “corretta”.

    lei cita einstein a suo favore, e certo non è una citazione da prendere sottogamba: infatti, l’ho citato pure io, come lei ricorda. ma ho citato anche altri scienziati, altrettanto rinomati di einstein, da newton a maxwell, che la pensavano diversamente. mi permetta di fidarmi più di loro, soprattutto quando si parla degli aspetti scientifici che si possono trovare in lucrezio, che di lei. e mi permetta anche di suggerirle di essere un po’ più modesto, e magari di dare loro (non a me!) un po’ più di credito. le assicuro che hanno prodotto opere e idee delle quali non solo non ha visto l’uguale nella sua laurea triennale in filosofia, ma non ne vedrà l’uguale neppure se continuerà con la specialistica e il dottorato.

    quanto al “bignami” scientifico che io avrei scritto a commento di lucrezio, ha perfettamente ragione. ma forse dimentica che è lo stesso “de rerum natura” a essere un tale “bignami”: a meno che lei pensi che il pensiero greco sulla natura si riducesse a quello che ne scrisse lui. io mi sono limitato ad aggiornare, per quanto possibile, un “bignami” dei tempi andati in uno dei tempi presenti. se non le piacciono i “bignami” scientifici, forse dovrebbe cambiare argomento di tesi. a meno che se ne freghi, come tanti umanisti, del contenuto scientifico del libro di lucrezio, e si limiti a quel poco che ne capisce lei.

    lei sembra a disagio anche con l’ateismo (o deismo anticlericale) di lucrezio, e di nuovo ne vorrebbe scaricare le “colpe” (o i “meriti”) su di me. incomincio a preoccuparmi di cosa scriverà nella sua tesi, se neppure questa caratteristica del suo autore le è congeniale! ma non se la prenda con me, se invece io mi trovo in sintonia con lui.

    il suo commento sulla teodicea, poi, è veramente in mala fede (ammesso che esista qualcosa come la “buona fede”). basta leggere il brano che lei segna, da brava “maestrina con la penna rossa”, per accorgersene. perché quel brano è il riassunto dell’argomento epicureo al proposito, ed è tratto dal romanzo di anatole france, che lo mette in bocca appunto a un epicureo che porta sempre sottobraccio il “de rerum natura”. pretendere che riportassi invece la risposta delle parrocchie, dopo quello che lucrezio dice a proposito della religione istituzionale nel suo libro, dimostra che lei lucrezio lo legge a occhi chiusi, e probabilmente corre a confessarsi ogni volta che li apre inavvertitamente su certe pagine, che poi prontamente rimuove dal suo conscio.

    anche sulla “regola aurea” lei è in mala fede, o semplicemente non arriva a capire. perché sarebbe ridicolo citare cristo al proposito, quando la “regola cristiana” che lei stesso cita è l’esatto contrario di quella. e non dice “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, bensì “fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”! non sono sicuro, a questo punto, che lei sia in grado di cogliere la differenza tra una regola negativa e non violenta, e una affermativa e violenta (differenza, tra l’altro, che rende parzialmente conto del modo di essere orientale e occidentale).

    in conclusione, temo che più che il mio libro, sia la sua tesi che rischia di essere una caporetto. studi, caro ragazzo, e cerchi di contenere un po’ l’arroganza tipica dei giovani ignoranti, che avendo letto due pagine di qualche libro di filosofia credono di essere onniscenti, quando non vedono nemmeno al di là del proprio naso.

    auguri per la sua laurea: in filosofia, per fortuna sua e nostra!

    • Intanto la ringrazio per il commento lasciato: è segno che le mie critiche l’hanno in qualche modo colpita, dato che altrimenti non avrebbe mai speso tempo nel cercare di rispondere ad esse.

      Mi permetto di risponderle per punti.

      1) Intanto non mi pare di aver mai detto che ad essere sbagliata sia la sua lettura del De rerum, assumendo che con lettura lei intenda interpretazione; ho invece detto che la sua metodologia mi pare sbagliata, il che è decisamente diverso. Credo infatti che cercare di imporre la nostra, attuale visione dell’universo – visione che, tra l’altro, è sicuramente destinata a mutare ancora – sul pensiero di autori antichi rischi di banalizzare terribilmente quel pensiero e di renderlo travisabile. Lei legge Lucrezio con gli occhi della scienza moderna, ma Lucrezio non possedeva certo quegli occhi e dunque non avrebbe mai potuto immaginarsi il cosmo come ce lo immaginiamo noi ora: buchi neri? quantizzazione dello spazio? particelle subatomiche? Queste teorie non le avrebbe potute ipotizzate neanche il buon Newton, figuriamoci un pensatore di duemila anni fa! Basti inoltre pensare che Lucrezio pone come fondamento del cosmo il clinamen, una teoria talmente fantasiosa e a-scientifica da risultare praticamente ridicola, se analizzata con i nostri occhi. Dunque, come detto, la metodologia che lei adotta nel suo libro mi pare terribilmente errata. Tanto più che, credo, il rischio insito in questo modo di porsi è quello di banalizzare e rendere piatto qualsiasi pensiero antecedente il nostro, giudicando ogni filosofia in base a quanto essa sia affine alla nostra – e, sottolineo nuovamente, nostra attuale – visione del cosmo. Credo che un metodo corretto sia invece analizzare ogni pensatore contestualmente al suo tempo, in modo da poter apprezzare (o disprezzare) il suo pensiero in sé e solo in sé.

      2) Lei afferma che lo stesso De rerum altro non è che un Bignami del pensiero greco e che lei si è semplicemente speso nell’aggiornarlo all’attualità. Peccato che leggendo l’opera di Lucrezio si assapori un senso di unità e compiutezza (pur nella sua probabile incompiutezza) che lei non è assolutamente riuscito a trasmettere alle sue schedine condensate. Questo senso di compiutezza è nettamente percepibile perché il De rerum NON è un Bignami, ma un’opera scritta in ogni sua parte con in mente un fine ben preciso, ovvero la liberazione dell’umanità dal dogma (religioso ma non solo). È alla luce di questo fine che tutta la trattazione di Lucrezio assume senso compiuto; altrimenti si che il De rerum finirebbe ad essere un semplice Bignami immeritevole di una qualsiasi attenzione e non una delle opere più appassionanti e seducenti dell’intero pensiero antico. Mi spiace che lei consideri e riduca questo gioiello ad un semplice compendio scientifico, ma ciò non è che un’ulteriore dimostrazione di quanto poco lei abbia compreso il De rerum natura e, dunque, di quanto poco lei sia in grado di apprezzarlo, di farlo suo e di presentarlo al pubblico.

      3) Per quanto riguarda l’ateismo (o meglio, deismo anticlericale) di Lucrezio, ecco, qui tocchiamo il punto principale del problema. Come lei giustamente afferma nel suo libro, Lucrezio non è interessato a combattere gli dèi: egli non è dunque un ateo. La sua battaglia è rivolta alla religione, figlia dell’uomo, che ha incatenato l’uomo nella superstizione. È questo per Lucrezio il grande danno perpetrato dalla religione all’essere umano: essa lo ha reso schiavo di forze sovrannaturali che forse neanche esistono, e che se esistono di certo non si curano di lui. Ora, mi permetto di farle notare una cosa: Lucrezo nell’opera parla sempre di religione e mai di fede. Spero che lei sia consapevole di questa fondamentale divisione della sfera spirituale, ma in caso contrario mi applicherò a renderla edotta: la religione è semplicemente l’insieme delle pratiche e dei riti da osservare per adorare correttamente una divinità; il termine si riferisce dunque ad un aspetto prettamente esteriore di tale sfera. Ben diversa è la fede in un qualcosa, invece, che si riferisce ad un aspetto esclusivamente interiore. Ciò che Lucrezio correttamente ravvisa e che lei invece sembra dimenticare nella sua cieca battaglia è che il problema dell’umanità non sta nella fede, ovvero in ciò che credono gli uomini, ma nella religione, ovvero in quelle pratiche che hanno banalizzato e incatenato la fede e, dunque, il cuore degli uomini! Se qualcuno vuol credere che un sasso sia in realtà la manifestazione del dio, beh, ben venga! Cosa c’è di male? Al massimo verrà indicato e schernito come fuori di testa. Il problema sopravviene quando in nome di quella credenza l’uomo trova necessario sacrificare animali a quel sasso, oppure quando si trova ad adorarlo e a vivere nel timore che la sua mancata adorazione scateni terribili punizioni e vendette sul suo capo, oppure infine quando in nome del suo sasso si permette di uccidere qualcuno che adora un sasso diverso da quello che adora lui. Attaccare la fede dell’uomo, dunque, e non le sue religioni mi sembra una vera e propria invasione non giustificata dell’intimità dell’animo umano; tanto più che con cosa lei combatte la fede in un dio? Ma con un altra fede, la fede in un non-dio, la fede nell’ateismo! Non le sembra un atteggiamento infinitamente puerile e arrogante? In cosa la sua non-fede sarebbe meglio della fede di un cristiano? Non sono entrambi atteggiamenti, appunto, fideistici, completamente irrazionali? E non mi risponda che la fede in Dio porta alle guerre di religione, perché di nuovo confonderebbe fede e religione. Insomma, altro che sintonia con Lucrezio, la sua è un completo travisamento del pensiero del poeta romano: ripeto, sembra quasi che più che leggere Lucrezio e interpretarlo lei abbia deciso di far parlare le sue, proprie, preconcette convinzioni attraverso di lui.

      Questi erano i punti principali che mi premeva discutere. Per quanto riguarda le sue altre osservazioni mi limito a dire poche cose, dato che da quanto scrive sembra quasi che lei abbia letto il mio post una riga si e una no, o altrimenti che non si sia soffermato granché sulle mie parole. Quando ho scritto che sarebbe bastato andare in qualsiasi parrocchia intendevo dire che quella del libero arbitrio è la risposta cristiana base al problema dell’esistenza del male. Sarebbe stato quantomeno onesto almeno riportarla, per far capire al lettore che non è che il buon Epicuro abbia messo in scacco chissà chi con il suo pur molto acuto argomento. A quel punto, se il suo libro fosse stato un libro veramente interessato a mettere in scena una discussione intellettuale di questo e altri problemi, lei avrebbe potuto fare una disamina attorno alla risposta cristiana, cercando di mettere in luce i suoi punti deboli per far prevalere il proprio punto di vista. Lei invece si sottrae completamente al compito, limitandosi a esporre la sua opinione senza dare possibilità di risposta a ciò che lei critica. Le sembra onesto? Pensa che da questo atteggiamento possa nascere un corretto confronto intellettuale? Le sembra che un atteggiamento del genere possa aiutare la crescita intellettuale di una persona?
      Anche riguardo alla regola aurea rimango un po’ intristito dalla sua risposta. Ma l’ha letto il post? Avevo scritto chiaramente la differenza tra il precetto cristiano e quello di Lucrezio, ovvero che uno è un precetto d’azione e l’altro uno di stasi. Fatto sta che, nonostante questa importante differenza, i due precetti non sono altro che due facce della stessa medaglia e, dunque, per nulla così lontani come lei sembra pensare; e anche in questo caso sarebbe stato almeno corretto riportare le parole di Cristo e sottolineare la differenza tra la regola di Lucrezio e quella del Vangelo e, magari, tentare una disamina sul perché un precetto di stasi (non fare il male) sarebbe superiore ad un precetto d’azione (fai il bene). Perché non l’ha voluto fare? Il fatto che lei bolli come violento il precetto cristiano mi dà qualche suggerimento in proposito.
      Sorvolo infine completamente sul suo puerile atteggiamento di scherno circa i miei supposti tremori religiosi verso il pensiero di Lucrezio. Trovo decisamente triste che un adulto come lei si debba abbassare a tirare le trecce a chi pone una critica al suo lavoro, evitando in tal modo di rispondere esaustivamente a tali critiche; tanto più che, come avevo già scritto nel post, io non sono un credente.

      Un’ultima osservazione a mo’ di chiusura. Non le sembra che il suo atteggiamento verso chi è credente sia terribilmente affine all’atteggiamento di molti credenti fondamentalisti verso chi non è credente? Io purtroppo scorgo molti punti in comune: arroganza, supponenza, incapacità di mettersi in discussione, rifiuto del confronto, cieca esaltazione della propria visione, nessuna dignità riconosciuta a chi la pensa diversamente da sé. Quale crescita può nascere da atteggiamenti del genere? Nessuna. Sia consapevole che la totale mancanza di dialogo (e il dialogo, mi creda, sarebbe possibile) tra questi due tristemente opposti schieramenti è anche colpa sua e di chi si pone con un atteggiamento simile al suo, sia da una parte che dall’altra.

  2. In realtà, se leggiamo la fisica contemporanea come una mera descrizione della e ‘dalla’ realtà, allora la conclusione non può che essere una e una soltanto: l’atomismo di Lucrezio è cosa completamente diversa e non può essere ritenuto anticipazione dell’altra. Se però partiamo da una concezione soggettivistica della conoscenza scientifica, il che mi pare assai più saggio e in linea con una filosofia della scienza post-positivistica, allora le concezioni di Lucrezio e dei fisici greci possono sì ritenersi intuizioni correttamente anticipatrici di quel modo di leggere la realtà che ha portato alla fisica del ventesimo secolo.
    Ora, non so quanto il saggio di Odifreddi, che non ho letto, dia ragione di questo anziché di altro punto di vista. Ma non liquiderei troppo facilmente la questione con un semplice: ‘Epicuro ≠ fisica contemporanea’.

    • Non sono sicuro di capire completamente cosa si intenda con “concezione soggettivistica della conoscenza scientifica”; comunque, se ho capito bene, io mi trovo più a mio agio con una concezione oggettivistica, con l’idea di una realtà che esiste indipendentemente dall’uomo e che l’uomo deve sì sforzarsi di comprendere e di penetrare al meglio, ma che gli fa anche da punto fermo, da ancora nel mare dell’interpretazione. Da qui il mio commento circa Epicuro e la fisica contemporanea. Poi chiaro che prima o poi anche la fisica contemporanea farà magari la stessa fine della fisica di Epicuro…

  3. La conoscenza non è mai oggettiva: l’oggetto di per sé è muto; perché ci sia ‘conoscenza’ è necessario un soggetto. La conoscenza scientifica non è eccezione alla regola: un insieme di regolarità che i nostri sensi ci consentono di cogliere, una serie di paradigmi culturalmente orientati: descrizione delle nostre percezioni piuttosto che del mondo ‘come esso è’. Questo non significa che le nostre percezioni siano infondate, non si tratta di solipsismo: esse sono fondatissime nell’oggetto esterno, ma rimangono comunque percezioni che, come tali, non costituiscono una descrizione globale e oggettiva dell’oggetto, bensì solamente un punto di vista sul medesimo. Basta confrontare la relatività con la fisica classica per rendersi conto di come percezioni descrittivisticamente corrette possono essere non sempre ‘ontologicamente’ tali. Insomma, in epoca post-positivistica non si può separare la conoscenza scientifica dal soggetto che conosce. Ma lei, da studente di filosofia, ha studiato la filosofia della scienza del Novecento?

  4. Ma scusate. Non leggete chi chiama in causa Lucrezio. Una dea . Lucrezio e`un mistico e coglie la totale poesia della Natura, sempre una dea. E` non religioso, ma non amare le religioni, che sono una questione di potere degli uomini, non vuol dire non essere immersi in una percezione spirituale del mondo. Se non sapete cogliere le sfumature di un`anima cosi`sensibile come quella di Lucrezio, non potete che scriivere banalita`, come il sig Odifreddi il cui unico difetto e`la modestia.

  5. Non so se il commento sopra l’ha veramente scritto Odifreddi, ma se ė così, ė proprio quel grandissimo arrogante e immaturo che traspare da questo libro. La quantità di rabbia contenuta in questo libro è scandalosa. Sono d’accordissimo con il laureando che scrive sopra che Odifreddi usa Lucrezio solo come pretesto per le sue rabbiose invettive anti-religione, quando di fede e religione non capisce un accidente.

  6. Io credo che molta gente farebbe bene a liberarsi dalla zavorra delle proprie superstizioni altrimenti non potrà mai discutere o addirittura comprendere ciò che dice Odifreddi, il quale potrà pure essere antipatico a chi ha bisogno di un dio a cui genuflettersi perchè conscio della sua nullità, ma che sicuramente è uno spirito libero che parla della natura e della scienza sicuramente ad un livello più alto e più valido di coloro che sono proni a quattro zampe. Infatti coloro che vivono a quattro zampe credono negli spiriti e nei capricci degli dei. Quando volete parlare con qualcuno, almeno per educazione e amor proprio, lavatevi della melma in cui siete caduti.

    • Giordano50, hai proprio una bella zavorra di rabbia in corpo, eh? Proprio come Odifreddi. Cercate entrambi di rilassarvi. L’irrazionalità è una componente fondamentale dell’essere uomini, e, che tu sia religioso o ateo, sono entrambe posizioni non provabili, non razionali. Anzi, i più irrazionali sono proprio gli atei, che non ammettono la natura umana e vivono fingendo di essere pura razionalità, cosa che ovviamente è impossibile.
      E’ facile capire le ovvietà che scrive Oddifreddi, e ci sono molti fedeli, incluso il Papa, che sono aperti ad accettare la scienza e la fede come quello che sono, e cioè due diverse finestre attraverso le quali guardare alla realtà. Mi sembra che non ci sia bisogno di attacchi e rabbia per discutere questo argomento. Ma Oddifreddi forse è insicuro, e perciò attacca e insulta. Alla sua età, poi…..

  7. Mi capitò una volta di ascoltare Odifreddi parlare di questo libro e feci un salto dalla sedia. Mi pare fosse a Rai 3. Odifreddi stava dicendo che la parola latina “natura” è una coniazione di Lucrezio; prima di lui non esisteva.
    Forse in questo modo voleva dimostrare che Dio non esiste.
    Perché se Dio tollera che qualcuno esprima queste abissali bestialità senza fulminarlo, deve essere assente o molto, molto distratto.

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