Sproloqui: di Guerra e pace, degli ebook a prezzo popolare e di Stevie Wonder

L’altro ieri ho finito un libro piuttosto scialbo. Dopo i libri scialbi di solito, per ripicca, mi viene da prendere in mano un bel MATTONE e lanciarmici dentro. I MATTONI sono quei libri da mille pagine e mille chili che si mantengono stabilmente nell’Olimpo della letteratura da secoli e secoli: sono tipo tutti i russi, la Recherche (che fa sempre figo citarla in francese anche quando non si mastica un’acca di francese), L’arcobaleno della gravità, quasi tutto DickensIl conte di Montecristo… Quei libri insomma che nell’immaginario collettivo occupano il posto della Letteratura con la maiuscola, tanto che se al bar attacchi discorso dicendo qualcosa come «Hei, sai che sto leggendo Guerra e pace?», chiunque avrai di fronte ti risponderà con sguardi e cenni di ammirazione e approvazione anche se poi magari non è in grado di collocare il romanzo né temporalmente né geograficamente. Ogni tanto fa bene tuffarsi in imprese del genere: intanto si guadagna una battuta d’approccio niente male, poi magari si scopre che effettivamente c’è un motivo per cui questi libri stanno là nell’Olimpo da così tanto tempo; certo, magari poi ti va male e rimani infognato da luglio a gennaio a leggere un libro pesantissimo che a tratti forse ti piace pure ma che arrivi alla fine di ogni capitolo un po’ come il pagliaccio del McDonald nella famosa immagine, con gli occhi strabuzzati all’indietro e un pensiero fisso in testa.

Tipo così

Tipo così

Non dico che L’arcobaleno della gravità non mi sia piaciuto eh*, è che durante la lettura ho frequentato poco i bar.

* L’altra tipica caratteristica dei MATTONI è che se in pubblico affermi che non ti sono piaciuti scateni un coro di disapprovazione e condanna pari a un 9.5 nella scala Barilla, scala ufficialmente inaugurata durante l’ultima uscita pubblica dell’infelice pastaio. Il commento più frequente è che «Evidentemente non l’hai capito», pronunciato magari da chi è convinto che il signor Proust sia tutt’ora vivente e che il suo nome si pronunci Prusò (GIURO che mi è successo).

Insomma, mi è venuta voglia di un MATTONE, precisamente di un MATTONE russo. Sono andato spedito verso la libreria ufficiale di casa e mi son buttato diretto su Guerra e pace di Tolstoj, scrittore russo tutt’ora vivente il cui nome si pronuncia Tolstuà. L’unica edizione di Guerra e pace presente in casa fa parte della collana La romantica, una collana edita dalla Mondadori verso la metà ‘900. Soppesando i due volumoni del romanzo mi sono però accorto che questa edizione possedeva sì alcune proprietà positive, ma anche alcune decisamente negative: dal lato positivo c’era a) una effettiva cura nell’edizione, dalle note all’impaginazione alla qualità della carta, e b) beh… basta; dal lato negativo a) una presentazione ORRIDA, con i volumi copertinati in verde palude e senza nessuna indicazione su titolo e autore del romanzo se non sul dorso del libro, così che visti di fronte tutti i volumi della collana sono assolutamente identici; b) una carta così fine e di qualità che se appena tiri un po’ forte nel girare pagina rischi di strappare tutto; c) una effettiva cicciosità dell’opera, divisa in quell’edizione in due volumi da mille pagine e mille chili l’uno; d) il vecchio gusto autarchico del primo novecento italiano di tradurre i nomi propri stranieri in nomi italiano, per cui il povero Lev Tolstuà diventa LEONE TOLSTOI, e non vi dico cosa diventa Fyodor Dostoyevsky. Sul primo e ultimo punto avrei pure potuto soprassedere, ma il secondo e il terzo erano effettivamente un impiccio, soprattutto perché io i libri me li porto spesso in giro e non mi andava di rischiare la rovina di una tutto sommato meritevole edizione. Ma il colpo finale è stato quando ho provato ad aggiungere su anobii il volume in questione che, essendo privo di ISBN perché inventato più avanti, risultava assolutamente inidentificabile. Quella è stata la goccia.

Che ho fatto allora? Mi sono andato a spulciare i siti di amazon e lafeltrinelli per controllare i prezzi di un’edizione tascabile qualsiasi. 22 euro. 13 euro. 12 euro. Niente eh, sotto i dodici euro non c’era verso di scendere; e figuriamoci se spendo dodici euro per un libro che ho già. Poi, la rivelazione. Mi cade l’occhio sull’edizione ebook della Garzanti. UNO VIRGOLA NOVANTANOVE EURO. Follia. Blasfemia. Temo un inganno. Il mio cervello elabora velocemente. Avranno sbagliato a scrivere, sarà UNDICI virgola novantanove. Clicco sul link. Il prezzo è quello. Qualcuno ha commesso un errore. Cadranno teste per questo, ma intanto io posso approfittarne. DEVO approfittarne. Clicco febbrilmente su Acquista con un click pensando PRESTO PRESTOOOOH PRIMA CHE SE NE ACCORGANOOOOOH e, due secondi dopo, mi ritrovo mille pagine di MATTONE sul mio Kindle. Felice come un bimbo, inizio la lettura.

Ora, per dare un senso a questo delirio, perché sono così contento di aver acquistato un ebook? Io sono un lettore abituale su Kindle; non sono però un abituale compratore di ebook. Questo per un paio di motivi: il primo è che sono un feticista dei libri, dunque se devo comprare qualcosa punto a comprare qualcosa di fisico, qualcosa di esteticamente godibile; il secondo è che gli ebook di solito costano TANTO – o meglio, costano poco meno della corrispettiva edizione cartacea, e allora si torna al punto precedente: tanto vale comprare il cartaceo.

Mi sono sempre chiesto perché gli ebook costino così tanto. Eppure non si usa carta o inchiostro per gli ebook, dunque il prezzo rispetto al cartaceo dovrebbe calare notevolmente. Ma dato che non è così, il motivo può essere uno solo: dei libri non si paga la carta e la stampa, ma qualcos’altro. E io mi sono sempre rifiutato di pagare questo qualcos’altro: se proprio voglio comprare un libro pago il cartaceo, così oltre al piacere della lettura c’è il piacere della vista. Ma se Guerra e pace l’ho pagato DUE EURO vuol dire che per le case editrici esiste un modo di guadagnare sugli ebook pur facendoli pagare poco! E contate che l’ebook di Guerra e pace è la perfetta trasposizione della corrispettiva edizione cartacea della Garzanti, con tanto di introduzione, note al testo eccetera. Certo, ci sarebbero stati altri modi per ovviare al problema MATTONE FISICO e recuperare gratis la versione digitale del libro, ma questi altri modi spesso ti consegnano ebook che sembrano formattati da Stevie Wonder con l’aiuto di Bocelli (impaginazioni traballanti, assenza di divisione in capitoli, traduttori automatici di testo che non riconoscono gli accenti e quindi li sostituiscono con altri simboli strani, riempendo il libro di cos^, di cioç, di perch= e rovinando completamente il piacere della lettura). Quindi, ben venga spendere due euro per un’ottima edizione. In questo modo, la Garzanti ha raggiunto alcuni scopi: a) mi ha fatto comprare una nuova edizione di un libro che, tutto sommato, in casa avevo già e che, in assenza di alternative, avrei letto pure nell’edizione autarchica della Romantica; b) mi ha pubblicizzato altri suoi ebook di altri grandi classici della letteratura, e state sicuri che ho già voglia di comprarli tutti; c) mi ha moralmente spinto a farle pubblicità, con questo post e in altri luoghi. Il tutto con un’operazione molto semplice: privilegiare un formato molto comodo ad un prezzo incredibilmente competitivo.

No Stevie, non guardarmi così, apprezzo di cuore i tuoi sforzi editoriali!

La Garzanti non è comunque l’unica casa editrice che ultimamente si è mossa in questo senso. Qualche mese fa la UTET ha iniziato a digitalizzare il suo catalogo di classici, mettendo in mostra opere omnie di grandi autori della filosofia (e non) a prezzi che strappano applausi. Qualche esempio? L’opera completa di Descartes a 10 euro. L’opera completa di Machiavelli a 10 euro. I più importanti dialoghi platonici divisi in tot volumi ognuno da 10 euro. Idem per Aristotele. E anche qui stiamo parlando di edizioni virtuali che sono la perfetta trasposizione delle edizioni cartacee: note al testo, prefazioni, introduzioni, commenti, perfino le suddivisioni originali delle opere. E magari non mi leggerò mai TUTTA l’opera di Descartes, ma quando l’ho comprata stavo cercando le Meditazioni metafisiche e piuttosto che spendere 20 euro di singola edizione cartacea ne ho spesi 10 per l’opera omnia dell’autore.

Insomma: speriamo che altre case editrici seguano l’ottimo esempio di questi due signori. Per conto mio, sono contentissimo di sborsare soldi per formati più comodi di libri che pure ho già, se relativamente economici e ben formattati: alla UTET ho già mollato 25 euro e ne mollerò ancora. Spero di non essere il solo a pensarla così, perché certe azioni vanno assolutamente premiate; altrimenti si rischia di dare ragione a chi blatera a caso sulla pirateria, sull’inutilità degli ebook e sulla crisi dell’editoria, col risultato poi che quando il governo decide (encomiabilmente) di beneficiare con sgravi fiscali chi compra i libri si dimentichi completamente dell’esistenza degli ebook. E allora ti accontenti pure delle edizioni autarchiche. E anche degli ebook formattati da Stevie Wonder.

Si comincia!

Mai prima d’ora in tutta la storia dei blog vi eravate imbattuti in una presenza così imponente, così possente, così… LETALE!

Piacere, sono un BIBLIOTECARBARO. Tutto maiuscolo, si. È una fortuna fare la vostra conoscenza: una fortuna per voi che siete dietro uno schermo e non posso STRAPPARVI IL CUORE CON LE MIE MANI E BERE IL VOSTRO SANGUEEEH!
Ah ah ah! Tranquilli! A noi piace un sacco scherzare. Noi chi? Ma noi BIBLIOTECARBARI, ovviamente!

Cosa fa nella vita un BIBLIOTECARBARO? Beh, siamo una razza dai gusti semplici: ci piacciono le guerre, gli ammazzamenti, le razzie, i seni belli grossi (ma anche quelli piccoli) e… i libri. Eh si! Perché dopo una giornata passata a guerreggiare, ad ammazzamentare, a razziare e a senare non c’è nulla di più gustoso che sedersi sulla propria poltrona di pelle di cinghiale a leggere un buon libro. Mens sana in corpore sano, dicevano giustamente quei mollacchioni dei romani!

Anche a voi piace leggere, vero?

E insomma, dato che a me leggere piace particolarmente mi son deciso ad aprire questo blog per parlarvi un po’ delle mie letture. Letture rozze, chiaramente: un BIBLIOTECARBARO non ama le sofisticherie. Le mie opinioni saranno semplici, dirette e senza particolari pretese. Posso garantirvi una sola cosa: l’onestà intellettuale. E se una mia opinione non vi va bene, state tranquilli! Potete sempre venirmi a dire qualcosa!

raaargh!

Com’è finito l’ultimo che ha provato a dirmi qualcosa

Insomma, spero che questo blog possa essere un modo per allargare gli orizzonti (letterari, ma non solo) sia vostri che miei. E questo perché chiunque può discutere di libri: persino un BIBLIOTECARBARO come me.