Peruginate: Great clown Pagliacci

Peruginate, ovvero citazioni random per ridere, incuriosire, riflettere o semplicemente anticipare l’argomento del mio prossimo post, se riuscirò a organizzare in meno di dieci pagine tutto ciò di cui vorrei parlarvi.

Heard joke once:
Man goes to doctor. Says he’s depressed. Says life seems harsh and cruel. Says he feels all alone in a threatening world where what lies ahead is vague and uncertain.
Doctor says: «Treatment is simple. Great clown Pagliacci is in town tonight. Go and see him. That should pick you up.»
Man bursts into tears. Says «But, doctor… I am Pagliacci.»
Good joke. Everybody laugh.

– Alan Moore, Watchmen

Annunci

Letture rozze: Notre-Dame de Paris di Victor Hugo

Io l’originale Notre-Dame di Parigi non l’avevo mai letto. Come chiunque sia stato bimbo ho visto la versione Disney, certo, ma non essendo uno dei miei cartoni preferiti (anzi, quasi non me lo ricordo) non m’era mai scattata la voglia di cercarne la fonte ispiratrice. Di Victor Hugo poi non avevo mai letto nulla; anzi, nella mia mente questo scrittore era infilato (non chiedetemi perché) nella categoria “Gente noiosa di cui non vale la pena leggere nulla”.

Poi, qualche tempo fa, qualcuno mi fece vedere l’omonimo musical di Riccardo Cocciante. Oh, mi salì una scimmia tale che mi lanciai nello scaricamento selvaggio del cd e mi misi ad ascoltarlo sistematicamente, giorno dopo giorno, canzone dopo canzone, finché adesso non lo so tutto a memoria. Solo la prima parte, in realtà, la seconda l’ho ascoltata pochino; ma questo è un mio problema coi cd troppo lunghi.

Oltre a catalizzare i miei ascolti musicali per i due-tre mesi successivi alla sua visione, Notre-Dame de Paris (il musical, non il libro) mi fece scattare la famosa scintilla e mi spinse a scavare nella vasta libreria di casa alla ricerca di Notre-Dame de Paris (il libro, non il musical). Lo trovossi e mi fiondossi alla lettura, cercando di tenere bene a mente che difficilmente il libro avrebbe retto il confronto con il musical e che le due opere andavano considerate, appunto, come due opere ben distinte. Mai scelta si rivelò più felice! L’opera di Victor Hugo è veramente un libro gustoso, mai noioso e popolato da una manciata di personaggi veramente memorabili.

Notre-Dame de Paris. La cattedrale, non il libro.

Il personaggio centrale di tutta la vicenda è la piccola Esmeralda, giovane zingara 16enne innocente et pura che vive per strada esibendosi come ballerina ambulante. Attorno a lei ruotano, ognuno per i suoi motivi, quattro spessissimi personaggi: Gringoire, poeta squattrinato, sempre in bilico tra i nobili pensieri dell’arte e il bisogno molto concreto di mettere qualcosa sotto i denti; Febo, vacuo capitano degli arcieri del re, tanto bello quanto inconsistente (spoiler: è l’unico che scopa); Quasimodo, sordo, zoppo e gobbuto campanaro di Notre-Dame, il cui unico contatto col mondo umano è il padre adottivo Frollo; e Frollo, arcidiacono di Notre-Dame, ombroso e ambiguo uomo di scienza e di fede. Tutto ha inizio quando Esmeralda si innamora di Febo, ma soprattutto quando Frollo, uomo tutto d’un pezzo, inizia ad accorgersi delle danze della giovane zingara, e di quella gonna che gira, rigira e si solleva…

Il mio personaggio preferito di tutto il libro è senza dubbio Frollo. La passione che si impadronisce di lui e che pian pianino lo divora è terribile a leggersi ed è una vera perversione di ciò che dovrebbe essere l’amore: se Quasimodo non può avere Esmeralda e allora fa di tutto per renderla felice, Frollo decide invece di distruggerla con tutte le sue forze. Hugo fa vivere questo personaggio e il suo dramma interiore con una tale forza che è difficile non arrivare a provarne un po’ pena, nonostante la crudeltà delle sue azioni. Il colpo di genio finale è descrivere le terribili passioni di Frollo più tramite la mimica facciale e corporea che tramite i dialoghi: così, la faccia dell’arcidiacono diventa una vera e propria maschera del suo animo.

King Diamond che interpreta il ruolo di Frollo nel musical di Cocciante

L’arcidiacono non è l’unico personaggio degno di menzione; anche Gringoire meriterebbe un attimo di descrizione. Il poetucolo è un ottimo pretesto per stemperare il tono del romanzo, che altrimenti sarebbe veramente tragico. Basti pensare alla scena in cui Frollo cerca di convincerlo a farsi catturare al posto di EsmeraldaGringoire è già lì che pensa al nobil gesto di dare la vita per salvare una donzella, al fatto che la vita alla fin fine non è altro che sofferenza e che una fine rapida le è di gran lunga preferibile, perso nei suoi pensieri è già pronto ad accettare… se non che si ricorda che per salvare la donzella dovrebbe, appunto, morire lui. «Allora ci stai?» «Eh? No no! Ci tengo alla vita, io!»

Altre mille cose meriterebbero una menzione: la descrizione della Corte dei miracoli, l’assalto notturno alla cattedrale di Notre-Dame, la terribile notte al Val d’amore… Ma questo vorrebbe dire rovinarvi il piacere della lettura, nonché allungare decisamente troppo questo post.

In breve: il libro di Victor Hugo è uno dei romanzi più goduriosi che abbia mai letto. C’è dentro tanta di quella roba che a volerne fare una recensione completa si occuperebbero mille pagine e probabilmente non si avrebbe scritto ancora abbastanza. Hugo ha una forza narrativa talmente coinvolgente che i personaggi e le situazioni descritte sembrano veramente vivi. E questo non mi capita spesso di dirlo.

Una citazione a caso:

«A un tratto, al di sopra della testa di Febo ella vide un’altra testa, una faccia livida, verde, convulsa, con uno sguardo da dannato. Presso quella faccia, c’era una mano che stringeva un pugnale. Erano la faccia e la mano del prete.»

Peruginate: Bene, Male e creatori falliti

Peruginate, ovvero citazioni random per ridere, incuriosire, riflettere o semplicemente ammirare la capacità di qualcuno di scrivere in due righe ciò che altri hanno discusso per secoli e secoli.

When the stars threw down their spears
And water’d heaven with their tears:
Did he smile his work to see?
Did he who made the Lamb make thee?

– William Blake, The Tyger, Songs of Experience

Letture rozze: Weird Tales of Conan di Robert E. Howard

Spade. Armature. Mostri. Guerre! Ammazzamenti! Belle donne! SANGUE! SPADE! TETTE! SANGUE! MOSTRI! TETTE!

Scusate, a volte mi lascio trasporTETTE!

Scusate. Dicevamo: Conan il barbaro è un personaggio tranquillo e posato uscito dalla penna di Robert Howard circa nel 1932. Il buon vecchio Howard scrisse diciassette racconti sia brevi sia lunghi su questo nerboruto signore e li pubblicò tutti su Weird Tales (che, guarda un po’, è la stessa rivista dove pubblicò i suoi racconti Lovecraft). Ma chi è Conan e dove si svolgono le sue avventure?

Essere tranquilli e posati

Conan, come ben mostra la famosa interpretazione del buon vecchio Schwarzy, è una specie di macchina da guerra su due gambe. Le descrizioni che Howard ci dà del suo personaggio lasciano tutte traspirare un sottile e alquanto simpatico omoerotismo: Conan è alto, col torace bello ampio e due braccia che paiono due tronchi di quercia; ha una folta criniera nera e due occhi azzurri magnetici e, cosa più importante di tutte, di solito va in giro in perizoma. È forte come un toro, si, ma (Howard ce lo ripete spesso) è anche agile e silenzioso come una pantera. È un barbaro, nato e cresciuto tra i barbari e poi spinto dalla sete di avventure a girare per il cosiddetto mondo civilizzato. Conan nella sua lunga carriera sarà un po’ di tutto: ladro, mercenario, guardia del corpo, comandante delle truppe, portapizze, pirata, esploratore e infine, magari, anche re. Ma dove si svolgono le sue avventure?

Il mondo durante l’Era Hyboriana

Il mondo di Conan è una specie di mondo primitivo pseudo-storico: siamo sulla nostra terra circa nel 10000 a.C. e il mondo è diviso in una serie di regni più o meno vasti e più o meno civilizzati. L’Era Hyboriana è una specie di paradiso terrestre dove tutti gli uomini sono forti, tutte le donne sono bellissime e dove i problemi si risolvono con un secco colpo di spada: il mondo perfetto per il nostro barbaro eroe! E infatti la barbarie di Conan si scontrerà spesso con la cosiddetta civiltà e ne uscirà sempre vincitore: uno degli elementi più ricorrenti nei racconti di Howard è quello della antica civiltà arrivata così in alto sul gradino della civilizzazione da essere diventata inevitabilmente corrotta e decadente, con i suoi abitanti spesso completamente persi nei loro sogni d’oppio o dediti ad atti inumani come il cannibalismo. Altrettanto ricorrenti sono quei personaggi viscidi e scorretti che Howard pone spesso nelle corti dei re – o tra i re stessi. Conan invece ci viene spesso dipinto come l’essere umano ancora incorrotto e puro: non ha pietà per i suoi nemici, certo, ma non tradisce mai, mantiene sempre la parola presa e non si lascia mai corrompere. Nella lotta tra civiltà e barbarie possiamo bene immaginare da che parte stesse Howard.

Non le fanno più delle riviste del genere

In breve: i racconti di Howard sono ben scritti e molto intriganti; sono inoltre molto vari, dato che le ampie peregrinazioni di Conan permettono di mettere in scena molte diverse ambientazioni: deserti, giungle, mari, città antiche e enormi palazzi. È impossibile non provare simpatia per il nostro gigante in perizoma, soprattutto quando lo ritroviamo invischiato a combattere contro i peggiori esponenti del genere umano che Howard gli lancia contro.

Una citazione a caso:

«Civilized men are more discourteous than savages because they know they can be impolite without having their skulls split, as a general thing.»

Letture rozze: Sei pezzi facili di Richard P. Feynman

Già dai primi temi delle elementari e via via fino ai saggi del liceo gli insegnanti non hanno fatto altro che ricordarci quanto fosse importante inventarsi un buon titolo che potesse catturare subito l’attenzione del lettore. E avevano ragione. Sei pezzi facili. Ok, ma sei pezzi di cosa? E perché facili?

Richard Feynman, recita la sua pagina di wikipedia, «è stato un fisico statunitense, premio Nobel per la fisica nel 1965.» Io non ne avevo mai sentito parlare, in parte perché sono ignorante e in parte perché il mio ambito di studio non è la fisica (giustificazione pessima, ma vabbeh). Cinque anni passati in un liceo scientifico mi hanno però lasciato un certo odio per il latino ma soprattutto una certa curiosità per le scienze naturali; è stata questa curiosità unita al titolo intrigante a farmi cadere gli occhi su questo libro.

Sei pezzi facili (e la sua continuazione, Sei pezzi meno facili, di cui magari vi parlerò un’altra volta) è una piccola parte di un libro molto più grande che racchiude le lezioni di fisica che Feynman tenne nel 1961 e nel 1962 in una scuola californiana. Gli argomenti trattati in queste lezioni sono quelli che in un qualsiasi liceo scientifico vengono affrontati nel corso degli anni (anche se ovviamente un minimo più approfonditi): atomismo, fisica di base, energia, gravitazione e fisica quantistica. Che palle, direte voi. Eh no, dirò io!

eh no!

Eh no, dice Feynman!

Perché quello che SPACCA di questo libro è come Feynman tratta questi argomenti. Scordatevi il tono da professorino del liceo: quest’uomo unisce (anzi, univa) una grande capacità oratoria a un’onestà intellettuale e a una passione per il proprio lavoro che molti cosiddetti professori si sognano. Chissà che roba dev’essere stata poterlo ascoltare dal vivo. Ogni ragionamento logico, ogni deduzione, ogni osservazione trasuda letteralmente PASSIONE. Prima di lanciarsi in un excursus sulla storia della fisica Feynman paragona la natura ad una partita a scacchi e le nostre leggi a semplici tentativi di estrapolare le regole del gioco dalle mosse che osserviamo; è come se ci stesse dicendo «Hei, il lavoro di noi fisici è procedere a tentoni in un mondo che non conosciamo cercando di disegnarne la mappa: io lo so, sappiatelo anche voi.»
Quante persone sarebbero capaci di affermare una cosa del genere? Quante persone avrebbero paura di stare svilendo il proprio lavoro? Feynman di sicuro non è svilito: pare quasi di vederlo, là, fedora in testa e machete in mano, novello Indiana Jones, farsi strada nella giungla della fisica. L’ultimo capitolo poi è da mani nei capelli: come si comporta allora sto elettrone? È un’onda? È una particella? E che cosa rappresenta, insomma, il principio di indeterminazione di Heisenberg?

Nulla di nuovo, per carità: ricordate che sono lezioni degli anni ’60 rivolte a studenti al primo anno di università. Ciò che rende queste lezioni un piccolo gioiello sono, lo ripeto, il tono in cui sono espresse e la capacità di appassionare di un uomo che ama la natura e l’universo che si muove intorno a lui.

In breve: queste lezioni di Feynman sono una goduria per la mente, sia che siate interessati alla fisica sia che non lo siate; la passione che quest’uomo mette nel proprio lavoro sarebbe da tenere a mente e da mettere in pratica ogni volta che ci avviciniamo al nostro lavoro, qualunque esso sia.

Una citazione a caso:

«I poeti dicono che la scienza rovina la bellezza delle stelle, riducendole solo ad ammassi di atomi di gas. Solo? Anch’io mi commuovo a vedere le stelle di notte nel deserto, ma vedo di meno o di più? La vastità dei cieli sfida la mia immaginazione; attaccato a questa piccola giostra il mio occhio riesce a cogliere luce vecchia di un milione di anni. Vedo un grande schema, di cui sono parte, e forse la mia sostanza è stata eruttata da qualche stella dimenticata, come una, ora, sta esplodendo lassù. […] Qual è lo schema, quale il significato, il perché? Saperne qualcosa non distrugge il mistero, perché la realtà è tanto più meravigliosa di quanto potesse immaginare nessun artista del passato! Perché i poeti di oggi non ne parlano? Che uomini sono mai i poeti, che riescono a parlare di Giove pensandolo simile a un uomo, ma se è un’immensa sfera di metano e ammoniaca ammutoliscono?»

Peruginate: Guerre e ghiacciai

Peruginate, ovvero citazioni random per ridere, riflettere, incuriosire o impressionare la propria compagna di banco.

«È un libro contro la guerra?»
«Si,» dissi, «credo.»
«Sa cosa rispondo quando uno mi dice che sta scrivendo un libro contro la guerra? Dico: perché non scrive un libro contro i ghiacciai, allora?»

 – Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5

Si comincia!

Mai prima d’ora in tutta la storia dei blog vi eravate imbattuti in una presenza così imponente, così possente, così… LETALE!

Piacere, sono un BIBLIOTECARBARO. Tutto maiuscolo, si. È una fortuna fare la vostra conoscenza: una fortuna per voi che siete dietro uno schermo e non posso STRAPPARVI IL CUORE CON LE MIE MANI E BERE IL VOSTRO SANGUEEEH!
Ah ah ah! Tranquilli! A noi piace un sacco scherzare. Noi chi? Ma noi BIBLIOTECARBARI, ovviamente!

Cosa fa nella vita un BIBLIOTECARBARO? Beh, siamo una razza dai gusti semplici: ci piacciono le guerre, gli ammazzamenti, le razzie, i seni belli grossi (ma anche quelli piccoli) e… i libri. Eh si! Perché dopo una giornata passata a guerreggiare, ad ammazzamentare, a razziare e a senare non c’è nulla di più gustoso che sedersi sulla propria poltrona di pelle di cinghiale a leggere un buon libro. Mens sana in corpore sano, dicevano giustamente quei mollacchioni dei romani!

Anche a voi piace leggere, vero?

E insomma, dato che a me leggere piace particolarmente mi son deciso ad aprire questo blog per parlarvi un po’ delle mie letture. Letture rozze, chiaramente: un BIBLIOTECARBARO non ama le sofisticherie. Le mie opinioni saranno semplici, dirette e senza particolari pretese. Posso garantirvi una sola cosa: l’onestà intellettuale. E se una mia opinione non vi va bene, state tranquilli! Potete sempre venirmi a dire qualcosa!

raaargh!

Com’è finito l’ultimo che ha provato a dirmi qualcosa

Insomma, spero che questo blog possa essere un modo per allargare gli orizzonti (letterari, ma non solo) sia vostri che miei. E questo perché chiunque può discutere di libri: persino un BIBLIOTECARBARO come me.