Letture rozze: Il libro nero delle Brigate Rosse di Pino Casamassima

I cosiddetti anni di piombo sono quel periodo della storia italiana che ufficialmente va dagli anni ’70 agli anni ’80, ma che ufficiosamente si protrae fino a quasi i giorni nostri. Sono quegli anni in cui le proteste extraparlamentari di destra e di sinistra decisero che, se coi cartelli e le manifestazioni lo Stato non prestava loro orecchio, allora forse era l’ora di alzare un po’ la voce. È un periodo confuso, ricco di avvenimenti sanguinosi e di protagonisti singoli o di collettivi; è un periodo che merita un’attenzione particolare, perché si tratta di una storia legata indissolubilmente a quella italiana, sia dal punto di vista storico che da quello politico.

Le Brigate Rosse sono uno dei protagonisti assoluti degli anni di piombo, ma sono al tempo stesso una formazione che quegli anni li oltrepassa sia temporalmente, sia ideologicamente, sia per preparazione e obiettivi. Temporalmente perché l’ultimo omicidio delle BR, quello di Marco Biagi, avvenne nel 2002, ovvero neanche undici anni fa. Ideologicamente perché, se la maggior parte degli attentati terroristici di quegli anni rifletteva uno scontro tra forze extraparlamentari opposte (estrema destra contro estrema sinistra), le BR decisero lucidamente e coscienziosamente di «portare l’attacco al cuore dello Stato», ovvero di volgersi prevalentemente contro le istituzioni del tempo, fossero esse politiche, industriali o giornalistiche. Per preparazione e obiettivi perché l’escalation dei loro agguati e attentati dimostrano da una parte una superiore conoscenza tattica dei metodi della guerriglia urbana e dall’altra un disegno, uno schema ben preciso che li porterà a mirare sempre più in alto, fino all’impensabile: il sequestro di uno degli esponenti politici più importanti del tempo, Aldo Moro. Ma andiamo con ordine.

Un simpatico siparietto disegnato da Silver nel ’77 per il suo Lupo Alberto. Enrico la talpa si mette in testa di fondare un movimento che lotti per i diritti degli omosessuali e ha la geniale idea di chiamarlo “I Bravi Ragazzi” e di disegnarne un simbolo che «rassicuri» la gente. Dopodiché cercherà di portare la discussione nelle grandi città… (da Il grande Lupo Alberto 1, Silver, strisce 914 e 915)

Il libro nero delle Brigate Rosse (titolo orrendo e bamboccioso, lo so, ma per questa volta chiuderemo un occhio) analizza con occhio decisamente oggettivo la nascita, l’evoluzione e la (si spera) fine delle BR. Una storia che copre un arco temporale di trent’anni: dal 1970, anno della formazione del primo nucleo dell’organizzazione, fino al 2003, anno dell’arresto di Nadia Desdemona Lioce, una delle menti e delle esecutrici degli omicidi di Massimo d’Antona e di Marco Biagi.

Il pregio principale di questo libro è che riesce ad essere esaustivo senza diventare mai noioso. L’autore parte dalle origini delle BR, raccontando la formazione sociale e ideologica di quelli che saranno i primi leader delle BR (Curcio, Franceschini e Moretti) e le loro prime azioni: gambizzazioni, attentati omicidi e sequestri (tra cui spicca quello del sostituto procuratore di Genova Mario Sossi) che metteranno già a dura prova lo Stato, mostrando non solo la sua incapacità di difendere i propri dipendenti, ma anche e soprattutto quella cecità e quella sordità che saranno poi le grandi protagoniste del sequestro di Moro. Dalle origini si passa poi all’arresto di Curcio e Franceschini, alla successiva riorganizzazione delle BR e alla narrazione di quello che appunto sarà il capolavoro dell’organizzazione: il sequestro Moro nel 1978. Da qui poi l’arresto di Moretti, la spaccatura nelle BR e quella che sembrava la diaspora e quindi la fine dell’organizzazione. Pura illusione, puro fumo negli occhi: nel 1999 e nel 2002 altri due omicidi (quello di Massimo d’Antona prima e quello di Marco Biagi poi) fanno capire che le BR non erano morte, erano soltanto addormentate. E infine l’arresto e il processo alla Lioce, quella che sembra essere, per ora, l’ultima grande mente delle BR.

L’altro grande pregio del libro è la lucidità che mostra nel riuscire ad attribuire le giuste colpe ai giusti colpevoli. Le BR non vengono mai trattate come una semplice banda di assassini (sarebbe una riduzione troppo comoda), ma al tempo stesso non vengono mai scusate o giustificate per le loro azioni. Al tempo stesso però l’autore mette più volte in risalto gli errori e le contraddizioni dello Stato: nel caso del sequestro Sossi, una completa vittoria delle BR (lo Stato si irrigidì subito nella posizione di non-trattativa, per poi cedere piano piano vista la totale inconcludenza delle indagini e acconsentire infine allo scambio di prigionieri);  nel caso del sequestro Moro, altra vittoria schiacciante e pesantissima delle BR (anche questa volta lo Stato si pose sulla linea della fermezza senza più smuoversene, riuscendo soltanto ad ottenere l’esecuzione del segretario della Democrazia Cristiana); e infine nel caso dell’omicidio Biagi (il professore aveva più volte scritto a vari ministri e prefetti, tra cui spiccano i ministri Casini e Maroni, affermando di sentirsi minacciato, lamentando una scarsa attenzione nei suoi confronti e chiedendo a gran voce una scorta che potesse seguire i suoi spostamenti; appelli che ebbero come unica risposta quella dell’allora Ministro dell’Interno Scajola: «Biagi è un rompicoglioni che pensa solo al rinnovo del contratto di consulenza.»).

Il pregio finale del libro è che tutta la trattazione è corredata da numerosi documenti dell’epoca: foto, pagine dei giornali, dichiarazioni e comunicati delle BR, lettere dei sequestrati. Una grande disponibilità di fonti che aiuta enormemente l’immedesimazione in quegli anni e la comprensione del perché le BR agirono come agirono.

In breve: il libro di Casamassima funge da ottima introduzione al mondo delle Brigate Rosse ed è perfettamente adatto anche a chi è quasi completamente a digiuno della storia di quegli anni.

Una citazione a caso:

«Compagni, la battaglia iniziata il 16 marzo con la cattura di Aldo Moro è giunta alla sua conclusione. Dopo l’interrogatorio e il Processo Popolare al quale è stato sottoposto, il Presidente della Democrazia Cristiana è stato condannato a morte.»